Il rating ESG



Riguardo l'inclusione delle tematiche ESG nella valutazione del merito creditizio, riteniamo che occorra innanzitutto considerare quanto previsto in merito dalle nuove Linee guida dell'EBA in tema di concessione e monitoraggio del credito:

Sezione 4.3 – Politiche e procedure relative al rischio di credito
Comma 56: "Gli enti dovrebbero incorporare i fattori ESG e i rischi ad essi associati nella loro propensione al rischio di credito, nelle politiche di gestione dei rischi e nelle politiche e procedure relative al rischio di credito, adottando un approccio olistico".
Comma 57: "Gli enti dovrebbero tenere conto dei rischi associati ai fattori ESG per le condizioni finanziarie dei mutuatari, e in particolare del potenziale impatto dei fattori ambientali e del cambiamento climatico, nella loro propensione al rischio di credito e nelle politiche e procedure ad esso relative. I rischi del cambiamento climatico per le performance finanziarie dei clienti possono materializzarsi principalmente sotto forma di rischi fisici (*), come quelli che derivano dagli effetti tangibili del cambiamento climatico, compresi i rischi di responsabilità civile per aver contribuito al cambiamento climatico stesso, o i rischi di transizione (*), ad esempio quelli che derivano dalla transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio e resistente ai cambiamenti climatici. Inoltre, possono verificarsi altri rischi, quali cambiamenti delle preferenze del mercato e dei consumatori e rischi legali, che potrebbero influire sull'andamento delle attività sottostanti”.


(*) EBA - Guida sui rischi climatici e ambientali
Il rischio fisico indica l’impatto finanziario dei cambiamenti climatici, compresi eventi metereologici estremi più frequenti e mutamenti graduali del clima, nonché del degrado ambientale, ossia inquinamento atmosferico, dell’acqua e del suolo, stress idrico, perdita di biodiversità e deforestazione. Il rischio fisico è pertanto classificato come “acuto” se causato da eventi estremi quali siccità, alluvioni e tempeste, e “cronico” se provocato da mutamenti progressivi quali aumento delle temperature, innalzamento del livello del mare, stress idrico, perdita di biodiversità, cambio di destinazione dei terreni, distruzione degli habitat e scarsità di risorse. Tale rischio può determinare direttamente, ad esempio, danni materiali o un calo della produttività, oppure indirettamente eventi successivi quali l’interruzione delle catene produttive.
Il rischio di transizione indica la perdita finanziaria in cui può incorrere un ente, direttamente o indirettamente, a seguito del processo di aggiustamento verso un’economia a basse emissioni di carbonio e più sostenibile sotto il profilo ambientale. Tale situazione potrebbe essere causata, ad esempio, dall’adozione relativamente improvvisa di politiche climatiche e ambientali, dal progresso tecnologico o dal mutare della fiducia e delle preferenze dei mercati.


Sezione 5.2 – Valutazione del merito creditizio del cliente
Commi 126 e 146: "Gli enti dovrebbero valutare l'esposizione del cliente ai fattori ESG, in particolare ai fattori ambientali e all'impatto sul cambiamento climatico, e l'adeguatezza delle strategie di mitigazione, come specificate dal cliente". Solo per i prestiti a microimprese e piccole imprese è previsto che: "Tale analisi dovrebbe essere effettuata a livello di cliente; tuttavia, se del caso, gli enti possono anche considerare la possibilità di effettuare questa analisi a livello di portafoglio".
Commi 127 e 149: "Al fine di identificare i clienti che sono esposti, direttamente o indirettamente, a maggiori rischi associati ai fattori ESG, gli enti dovrebbero valutare la possibilità di utilizzare heat maps che evidenzino, ad esempio, i rischi climatici e ambientali dei singoli (sotto-) settori economici in un grafico o su un sistema di misura. Per i prestiti o i clienti associati a un rischio ESG più elevato, è necessaria un'analisi più approfondita del modello di business effettivo del cliente, compresa una revisione delle emissioni di gas a effetto serra attuali e previste, del contesto di mercato, dei requisiti di vigilanza ESG per le società in esame e del probabile impatto della regolamentazione ESG sulla posizione finanziaria del cliente".

Ricordando che l'attribuzione di un rating ESG prevede l'analisi dei fattori Environmental (Ambientale), Social (Sociale) e Governance, la lettura del contenuto delle Linee Guida porta alle seguenti considerazioni:


In sintesi il rating ESG è uno strumento rivolto a qualificare la Responsabilità Sociale d'Impresa, di cui si sta tuttora esaminando l'impatto e la collocazione nei processi di valutazione del merito creditizio, almeno riguardo alcune sue componenti. La terminologia utilizzata non deve essere fuorviante: il concetto di rating ESG non è sovrapponibile con il concetto di rating creditizio. A quest'ultimo è collegata la probabilità di accadimento di un determinato evento (l'insolvenza) e quindi è possibile sviluppare appositi modelli predittivi e compiere una precisa attività di backtesting. Il rating ESG non possiede queste caratteristiche ed è per questo che le più importanti agenzie di rating ESG forniscono una valutazione di tipo "comparativo" invece che probabilistico.

Nonostante questa difficoltà l'assunzione di base è che un'impresa con elevata valutazione (rating) ESG sia dotata di un'elevata sostenibilità del business, cioè della capacità di mantenere o migliorare il valore attuale senza compromettere la sua capacità di creare valore nel futuro. Si tratta quindi di un approccio forward looking, connesso ad un orizzonte temporale più lungo rispetto a quello finora considerato nella valutazione del merito creditizio ma certamente in linea con l'approccio prospettico di analisi richiesto dalle nuove Linee guida dell'EBA in tema di concessione e monitoraggio del credito: "Nel valutare il merito creditizio del cliente, gli enti dovrebbero porre enfasi su una stima realistica e sostenibile del reddito e del flusso di cassa futuro del cliente … Nel valutare la posizione finanziaria dei clienti, gli enti dovrebbero valutare la sostenibilità e la fattibilità della futura capacità di rimborso in condizioni potenzialmente avverse ...".

È questo l'orientamento che abbiamo seguito nello sviluppo del modello di rating ESG unitamente al rispetto del criterio di materialità applicato alle caratteristiche delle PMI italiane. In particolare il criterio di materialità adottato è conforme all'approccio del Sustainability Accounting Standards Board (SASB), secondo cui le informazioni sono finanziariamente rilevanti, cioè rispettano il criterio di materialità, se si può ragionevolmente presumere che la loro omissione o inesattezza influenzi le decisioni che gli investitori o i finanziatori assumono sulla base delle valutazioni di breve, medio e lungo termine, del valore d'impresa e delle performance finanziarie.

Un'ultima considerazione: i passi fin qui compiuti in tema di rendicontazione e valutazione ESG hanno visto coinvolti principalmente le grandi imprese e il sistema finanziario. Questi soggetti sono fra i più importanti stakeholders del sistema delle PMI, per cui è facile immaginare un effetto trascinamento anche in assenza, o nelle more, di specifici obblighi normativi. Per mantenere un elevato rating ESG, le grandi imprese sono tenute a monitorare il rispetto dei principi ESG per tutta la catena del valore; d'altra parte le banche sono tenute a valutare i rischi ESG conformemente alle norme di vigilanza. Per il sistema delle PMI ciò implica la necessità di organizzarsi per fornire le informazioni ESG rilevanti in maniera chiara e strutturata, al fine di evitare possibili esclusioni dalle catene di fornitura o dal circuito finanziario. Per ogni impresa l'accesso ad un robusto strumento di valutazione consentirà di migliorare la consapevolezza della propria situazione aziendale rispetto alle tematiche ESG.